Sono stati gli stessi studenti a chiedere di parlare di legalità.
Un interesse nato dall’attenzione ai fatti di cronaca e alle storie raccontate in tv, che ha portato alla necessità di approfondire e capire meglio. È nata così la Giornata della legalità al CMFP “Adriatico”, un incontro che ha messo al centro il confronto diretto con due ospiti d’eccezione.
Protagonisti del dibattito sono stati Giancarlo De Cataldo, ex magistrato, scrittore e sceneggiatore, e Rossella Ricca, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone.
De Cataldo ha proposto una riflessione articolata, intrecciando la sua esperienza di giudice con quella di narratore. Ha spiegato come il racconto della criminalità, anche attraverso opere come Romanzo criminale, non abbia la funzione di mitizzare il crimine, ma di analizzarne i meccanismi. Su questo punto, condiviso anche da Ricca, ha sottolineato che non sono il cinema o la televisione ad alimentare comportamenti devianti nei giovani: la realtà è già sotto gli occhi di tutti, attraverso la cronaca quotidiana.
Ha inoltre evidenziato quanto sia complesso comunicare con i ragazzi, soprattutto su temi percepiti come astratti. Superare diffidenza e distanza è difficile, ma necessario: bisogna continuare a “seminare”, anche senza certezze immediate, nella speranza che in qualcuno si accenda una scintilla capace di orientare le scelte future.
Inizialmente timidi, studenti e studentesse si sono poi lasciati andare, ponendo domande, esprimendo dubbi e contribuendo attivamente al confronto, a conferma del bisogno reale di momenti di dialogo su tematiche importanti.
Sulla stessa linea anche l’intervento di Rossella Ricca, che ha sottolineato il valore di iniziative di questo tipo, fondamentali soprattutto per ragazzi tra i 15 e i 17 anni. È in questa fase, ha spiegato, che si possono “piantare semi”, intercettando paure, fragilità e bisogni.
Il PM ha poi insistito sulla necessità di contrastare una visione negativa e semplificata della realtà: non è vero che tutto va male o che la giustizia non funziona. Al contrario, esistono punti di riferimento solidi — lo Stato, la giustizia, la scuola — pensati proprio per tutelare i più deboli.







